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Sab, Giu
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E' tornato alla Casa del Padre

Uno psicologo sotto tiro

Alla fine è stato “assolto” per il rotto della cuffia il dottor Giancarlo Ricci, affermato psicoterapeuta con quarant’anni di carriera alle spalle e decine di studi e pubblicazioni a suo attivo.

L’Ordine degli psicologi della Lombardia aveva aperto a suo carico un procedimento disciplinare, durato tre anni: 7 componenti del consiglio di disciplina volevano sanzionarlo, mentre 7 erano per l’archiviazione. Il regolamento prevede che in caso di parità prevalga il “favor rei”, cioè la soluzione di maggior favore per il reo. E così il reo per questa volta l’ha spuntata.

Ma che cosa aveva combinato il dottor Ricci?

Quattro anni fa durante un confronto televisivo su Rete 4 con Vladimir Luxuria e un rappresentante dell’Arcigay aveva avuto l’ardire di sostenere la «funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita». Nel suo intervento, lungo meno di quattro minuti, aveva poi aggiunto che l’ideologia gender è «composta da vari assemblaggi relativi a una certa concezione della sessualità secondo cui tutto è permesso, tutto è possibile». Apriti cielo, a stretto giro di posta sono fioccati gli esposti all’Ordine degli Psicologi e “il reo” ha dovuto mettersi un avvocato per difendersi.

Assolto con formula dubitativa (e cervellotica), perché – si legge nel provvedimento di archiviazione - rimangono «irrinunciabili perplessità in ordine a orientamenti dottrinali e scenari metodologici a cui le affermazioni di Ricci potrebbero voler fare riferimento». Come dire: per questa volta passi, ma alla prossima stai ben attento e vacci piano a nominare in TV le parole mamma e papà.

Una situazione da processo kafkiano, a cominciare dalla lunghezza del procedimento: ben tre anni, in cui “l’imputato” ha dovuto discolparsi dalle proprie opinioni e convincimenti di studioso, sotto la latente accusa di “omofobia”.

Ma non finisce qui. “Per tre anni e due mesi sono stato sotto la dicitura dell’incolpato – spiega Ricci in un’intervista - E questo appena concluso è soltanto un episodio di una guerra molto più vasta, c’è un vero e proprio stalkeraggio nei miei confronti da dieci anni a questa parte. Il primo esposto contro di me è del 2009, poi un secondo nel 2012. Entrambi sono stati archiviati. Poi c’è questo, iniziato nel 2016 e per due mesi, con un atto di sadismo, mi è stata tenuta segreta la sentenza. Ora ci sono altri tre esposti pendenti, presentati nel 2017, 2018, 2019. Basta che chiunque legga una frase del mio libro o un articolo e ciascuno, psicologo e non, è libero di mandare un esposto. L’Ordine può archiviare o aprire il procedimento, ma intanto sono sempre sotto pressione”.

Chissà, un giorno o l’altro qualche esposto andrà a buon fine e il Ricci sarà sospeso o radiato dall’albo degli psicologi di modo che si possa dire “giustizia è fatta”. Ma insomma, perché prima di giungere a tanto lo psicoterapeuta non cambia idea o perlomeno non se ne sta zitto? Il dibattito è chiuso, l’avrà capito sì o no?

Ricci comunque si consoli, perché anche presso gli altri ordini regionali degli psicologi ci sono diversi colleghi “poco allineati” in attesa di giudizio.

Se nella scorsa legislatura fosse passata la proposta di legge della senatrice piddina Monica Cirinnà, con ogni probabilità sarebbero già stati tutti quanti sottoposti a procedimento penale, oltre che disciplinare. Fatta la legge, la prima condanna prima o poi arriva: colpirne uno per educarne cento.

La Cirinnà adesso si presenta alle manifestazioni con il cartello “Dio, Patria e Famiglia che vita di merda…” Libera di andare in giro con i suoi cartelli, ma perché uno psicologo in TV non dovrebbe essere libero di esprimere in scienza e coscienza un’opinione?
Cfl

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